Alluce rigido

alluce rigido

L’alluce e la sua articolazione con il primo metatarso (metatarsofalangea) rappresentano un segmento anatomico di primaria importanza per il corretto funzionamento del piede e dell’arto inferiore.

Per una deambulazione fisiologica l’alluce si deve dorsiflettere sulla sua articolazione (foto copertina) di almeno 55/60 gradi (per alcune attività come la corsa veloce e il salto raggiunge gli 85/90 gradi).

Se l’alluce funziona in modo insufficiente (alluce valgo, alluce rigido, alluce varo) le conseguenze che ne derivano sono evidenti e molteplici dando origine ad una vera e propria “sindrome” (sovraccarichi metatarsali, dita a martello, cross-over delle dita, ipercheratosi, ulcerazioni cutanee, artropatie del meso e retropiede, tendinopatie, artropatie della tibiotarsica e vizi di deambulazione).

L’alluce rigido, tra le patologie del primo raggio metatarsale, è probabilmente quello che crea più disagio al paziente. Si tratta di una artropatia particolarmente dolorosa e invalidante. La componente artrosica può essere un’aggravante significativa ma le cause principali sono i dismorfismi del piede (tipico il metatarso elevato), i microtraumi ripetuti (sport, attività lavorativa) e i macrotraumi (fratture e traumi contusivi/distorsivi).

Il quadro radiografico (foto 1) è tipico ed inequivocabile: l’articolazione metatarsofalangea appare compressa e deformata con presenza di osteofiti (tipica la prominenza ossea dorsale della testa metatarsale). 

Molti ancora lo confondono con l’alluce valgo da cui si differenzia completamente. Il principale sintomo è un alluce che non si dorsiflette, impedendo una corretta deambulazione e causando dolore intenso. Spesso è presente una tumefazione molto dolente sul dorso dell’articolazione MTF dell’alluce.

Non ritengo il trattamento protesico della MTF dell’alluce, visti i numerosi casi di insuccesso (problema che riguarda in genere le procedure protesiche delle piccole articolazioni), un valido trattamento per l’alluce rigido. Anche l’artrodesi della metatarsofalangea va utilizzato con estrema cautela ed in casi accuratamente selezionati a causa delle conseguenze invalidanti che crea alla deambulazione.

Le tecniche che utilizzo ormai da molti anni sono artoplastiche associate a varianti delle classiche osteotomie tripalanari in accorciamento e abbassamento della testa metatarsale con associata la cheilectomia (asportazione parziale dei bordi articolari).

La deambulazione è consentita da subito con calzatura in talo. Fondamentale sarà una precoce (dopo pochi giorni dall’intervento) e intensa fisiochinesiterapia in centri specializzati e autorizzati.

Foto 1: Prima e dopo l’intervento di artroplastica. La freccia indica il ripristino di uno spazio articolare fisiologico

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