RESEZIONE DELLA PRIMA FILIERA CARPICA

RESEZIONE DELLA PRIMA FILIERA CARPICA

La prima descrizione di una resezione della prima filiera di ossa carpali (scafoide, semilunare e piramidale) con la possibilità di mantenere una certa funzionalità del polso risale al 1944 e fu descritta da Stamm. Dopo circa un ventennio di abbandono la tecnica è stata ripresa nei lavori di Crabbe (1964) e Jorgensen (1969) e più tardi da Inglis (1977), che hanno constatato come in situazioni di importante e non recuperabile alterazione dei rapporti delle ossa carpali, la resezione artroplastica della prima filiera potesse garantire anche a medio/lungo termine il mantenimento di una parziale mobilità del polso, con buon controllo del dolore e conservazione di una discreta forza di presa. Il trattamento ha trovato progressivamente indicazione nelle fratture lussazioni complesse recenti della prima filiera del carpo, nel collasso carpale secondario ad eventi traumatici non recenti che abbiano determinato una destabilizzazione irreversibile della struttura della filiera, nel collasso carpale secondario a malattia di Kienbock, nella chirurgia della contrattura spastica della mano ed in quella dei reimpianti e degli esiti di ustioni, ove la riduzione dell’altezza del carpo consente una riduzione delle tensioni muscolari o una maggior facilità di esecuzione di anastomosi o di lembi. Nell’ambito del trattamento del collasso carpale dovuto ad instabilità secondaria a fratture di scafoide o a disgiunzioni e lussazioni scafolunate, la resezione della prima filiera trova indicazione in tutti i casi in cui non sia possibile ristabilire chirurgicamente i corretti rapporti intercarpici mentre nel caso del collasso secondario a malattia di Kienbock la resezione-artroplastica è indicata in stadi avanzati della malattia (stadio 3-4), ove la necrosi del semilunare abbia determinato una alterazione irreversibile della conformazione della filiera. La resezione-artroplastica si propone come una valida alternativa all’artrodesi di polso nei casi in cui sia impossibile un corretto ripristino dei rapporti inter-carpici, consentendo soprattutto una residua articolarità del polso.
La tecnica chirurgica prevede un ampio accesso al polso per via palmare o dorsale a seconda delle esigenze. Dopo capsulotomia (apertura della capsula articolare cioè l’involucro che contiene l’articolazione) radiocarpica, la resezione prevede l’asportazione delle ossa in questione (scafoide, semilunare e piramidale) una alla volta.

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ASPORTAZIONE DELLO SCAFOIDE. PROTETTO DAL LACCIO BIANCO E’ VISIBILE IL NERVO MEDIANO

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ASPORTAZIONE DEL SEMILUNARE

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I FILIERA COMPLETA DOPO L’ASPORTAZIONE (da sinistra PIRAMIDALE, SEMILUNARE, SCAFOIDE)
Le possibili complicanze sono rappresentate, oltre alle comuni complicanze di tutti gli interventi chirurgici (edema persistente, ritardi di cicatrizzazione, cicatrici ipertrofiche e/ dolenti, aree meno sensibili o insensibili nelle zone circostanti le incisioni, tromboflebiti e infezioni), da una persistente e dolorosa rigidità articolare (se il trattamento rieducativo postoperatorio non sarà stato adeguato). Inoltre la possibilità di avere una notevole perdita di forza e funzionalità delle dita è descritta e va sempre considerata. Va sempre considerata, infine, l’imprevedibile tendenza evolutiva della patologia pre-esistente.
Il trattamento postoperatorio comprenderà un ciclo di medicazioni fino a guarigione della ferita chirurgica e l’immobilizzazione con una valva scotch-cast per circa 20 giorni. Il trattamento fisiochinesiterapico dopo 20 giorni e da continuare per circa 60 giorni sarà fondamentale.

Competenze

Postato il

18 maggio 2019