SPASTICITA’ DEGLI ARTI

Le indicazioni chirurgiche sono basate su un preciso studio clinico-anatomico dell’arto interessato. Tali indicazioni devono tener conto non solo del bilancio della lesione, ma anche di un bilancio generale e cognitivo. È fondamentale una stretta collaborazione con altri specialisti in particolare neurologi e fisiatri.

Possiamo distinguere due tipi di arto: uno potenzialmente funzionale per il quale il trattamento consente di recuperare alcune possibilità funzionali che, pur non essendo mai complete, permettono di ritrovare una accettabile funzionalità e uno potenzialmente non funzionale che sarà funzionalmente inutilizzabile ma consentirà di ottenere un atteggiamento utile per l’igiene personale ed esteticamente gradito dal paziente con un miglioramento psicologico del quadro generale. Obiettivo della chirurgia è correggere gli squilibri muscolari tra muscoli agonisti e antagonisti e le conseguenti deformità osteoarticolari. A tal fine, si può agire sul nervo (iponeurotizzazione cioè denervazione parziale selettiva dei nervi motori del muscolo spastico) o sul muscolo, rilasciando i muscoli agonisti (disinserzione muscolare, allungamento tendineo o miotendineo) o rinforzando l’azione dei muscoli antagonisti mediante trasposizioni tendinee. La stabilizzazione articolare in posizione adeguata si basa in certi casi su artrodesi (blocco chirurgico definitivo di un’articolazione) e tenodesi (cioè utilizzare un tendine per stabilizzare un segmento articolare). Si tratta sempre e comunque di trattamenti custom made cioè su misura. Ogni paziente ha delle specifiche necessità e indicazioni.

Le possibili complicanze sono rappresentate, oltre alle comuni complicanze di tutti gli interventi chirurgici (edema persistente, ritardi di cicatrizzazione, cicatrici ipertrofiche e/ dolenti, aree meno sensibili o insensibili nelle zone circostanti le incisioni, tromboflebiti e infezioni), da una persistente e dolorosa rigidità articolare (se il trattamento rieducativo postoperatorio non sarà stato adeguato). Inoltre la possibilità di avere una notevole perdita di forza e funzionalità  è descritta e va sempre considerata. Va sempre considerata, infine, l’imprevedibile tendenza evolutiva della patologia pre-esistente.

Il trattamento postoperatorio comprenderà un ciclo di medicazioni fino a guarigione della ferita chirurgica. Il trattamento fisiochinesiterapico (rigorosamente in centri autorizzati e idonei al trattamento della patologa in questione) sarà fondamentale come fondamentale sarà il contatto diretto e costante con il neurologo di fiducia per eventuali variazioni del trattamento farmacologico.

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NELLE FOTO SOPRA UN ALLUNGAMENTO SELETTIVO DEI FLESSORI PROFONDI DI III, IV E V DITO DELLA MANO IN UNA FORMA ATIPICA DI PARKINSON

Competenze

Postato il

18 maggio 2019