Il piede nascosto nella sabbia

piede nascosto nella sabbia

Durante l’estate i pazienti affetti da brachimetatarsia (il congenito accorciamento di uno o più metatarsi con conseguente dito corto) sembrano moltiplicarsi. Tra giugno e settembre mi capita di vedere in ambulatorio un numero veramente significativo di pazienti affetti da questa patologia, molti di più rispetto al resto dell’anno. Non si tratta, ovviamente, di una coincidenza. Il periodo estivo per il paziente con brachimetatarsia è problematico. Dover esporre il piede e la sua deformità diventa un ostacolo quasi insormontabile. La calzatura aperta si trasforma in un incubo. Molti evitano le mete balneari preferendo altri tipi di vacanza. Altri cercano di essere discreti utilizzando strategie per non mostrare il piede: calzature chiuse fino all’ombrellone e poi piede nascosto nella sabbia.

Prima di avvicinarmi alla chirurgia del piede con assiduità (circa 30 anni fa) ritenevo inutile il trattamento di questa patologia che raramente crea sintomi significativi. In effetti, se pensiamo a certi alluci valghi (per citare una patologia frequente) con importanti deformità e dita in cross-over o a martello, che i pazienti espongono senza nessun timore o vergogna, risulta difficile capire il perché di questa differenza di valutazione soggettiva. Attualmente, dopo molti anni e decine di migliaia di visite/interventi, mi sono reso conto che si tratta di una patologia che crea un forte stress nel paziente affetto. Il piede, come spesso dico, è una segmento anatomico “sociale” e come il volto e le mani, ci caratterizza. Viene spesso esposto con le unghie ben curate, tatuato, adornato con anelli e cavigliere. Questa piccola deformità diviene il centro dell’universo per chi ne è interessato. Quello che crea apprensione è anche il fatto che si tratti di una patologia congenita. Alcuni raccontano di aver avuto traumi in età pediatrica pur di non dover confessare la malformazione congenita, quasi come se fosse una colpa. Questo semplice dismorfismo viene accettato con molte più difficoltà rispetto ad una deformità acquisita come dopo una frattura o , come detto, per esempio, nei casi di alluce valgo. In alcuni casi possono addirittura manifestarsi patologie psicosomatiche (ho avuto una giovane paziente che si grattava le gambe fino a farle sanguinare prima di operarsi) o forme di depressione. Essendo una patologia minore non è stata e non è tuttora molto considerata dal vasto universo della chirurgia ortopedica. Questo ha creato una spiacevole situazione in cui i pazienti non sanno mai bene a chi rivolgersi per un eventuale trattamento: spesso vengono consigliati di non operarsi perché “l’intervento è difficile”, “non riesce bene” , “tanto sono belli lo stesso” o addirittura perché “l’intervento non si può fare”. Queste sono solo alcune delle amenità che mi vengono riferite durante le visite da persone che stanno girando da anni in cerca di una soluzione. Il trattamento, in realtà, si può fare eccome.

Per una descrizione più dettagliata delle brachimetatarsie potete consultare il blog l’articolo sul mio sito web.

https://www.chirurgiapiedemano-scagni.it/chirurgie/brachimetatarsie/
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