Le fratture del calcagno

frattura del calcagno

Le fratture del calcagno sono le più frequenti nel tarso (la parte posteriore del piede) e rappresentano circa il 20% di tutte le fratture del piede. Sono molto più frequenti (90%) nei maschi adulti, con un’età variabile tra i 35 e i 50 anni, che svolgono attività lavorative pesanti. La maggior parte deriva da cadute anche da altezze relativamente modeste (sgabelli, sedie, scalini). Essendo lesioni causate da cadute dall’alto, non è raro che siano presenti lesioni associate, principalmente al rachide lombare, bacino e femore prossimale.

Le fratture di calcagno vengono classicamente suddivise in talamiche (foto) cioè con interessamento articolare (articolazione sottoastragalica) e extra-talamiche cioè senza interessamento articolare. Le fratture senza interessamento articolare sono quelle con prognosi migliore (soprattutto se composte). Le fratture articolari e le pluriframmentarie (cioè con molti frammenti ossei) hanno inevitabilmente esiti peggiori. Questo tipo di fratture è stato da sempre considerato invalidante e con una prognosi non buona. Purtroppo, a tutt’oggi, non esiste una soluzione ideale per una sintesi anatomica e priva di esiti significativi.

Per capire le problematiche di questo segmento anatomico immaginiamo il calcagno come una patata bollita con la buccia che ci cade su un tavolo o, peggio, sul pavimento: proviamo ora ad immaginare di voler ripristinare la sua forma originale, soprattutto della buccia. Credo di aver reso l’idea. Il problema principale, soprattutto nelle fratture articolari, è la compromissione dell’articolazione sottoastragalica (la buccia della patata), una struttura anatomica particolarmente complessa in cui anche la minima alterazione crea gravi limitazioni e dolori costanti e invalidanti.

Nonostante il miglioramento delle tecniche di osteosintesi (placche dedicate, innesti ossei, viti cannulate) gli esiti articolari permangono significativamente frequenti. Il risultato nel tempo di una frattura articolare o pluriframmentaria del calcagno porta, nella grande maggioranza dei casi, ad una sofferenza della sottoastragalica con importanti limitazioni della stessa, che diviene rigida, e con dolori costanti. In questi casi l’unica soluzione sarà il blocco chirurgico dell’articolazione (artrodesi della sottoastragalica) in alcuni casi associata ad artrodesi calcaneo cuboidea e astragaloscafoidea. Questo tipo di intervento consente un sostanziale miglioramento del quadro clinico con scomparsa del dolore e buona ripresa funzionale, anche se la sottoastraglica rimarrà inutilizzabile. I pazienti riescono molto spesso a riprendere la propria attività lavorativa e, in alcuni casi, a praticare alcuni sport a livello amatoriale.

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