Paralisi spastica arto superiore

paralisi spastica arto superiore

La paralisi spastica dell’arto superiore è la conseguenza di di un danno neurologico centrale o periferico. Può essere congenita, postraumatica (traumi cerebrali, traumi del plesso brachiale e di nervi periferici) e ischemica (emorragia cerebrale, infarti del miocardio con esiti ischemici cerebrali, embolia cerebrale).

È possibile distinguere due tipi di mano spastica: una potenzialmente funzionale per la quale il trattamento consente di recuperare alcune abilità che, pur non essendo mai complete, consentono di ritrovare una “mano d’appoggio” e una potenzialmente non funzionale che rimane scarsamente utilizzabile ma che, dopo adeguate stabilizzazioni chirurgiche, consente una sinergia soddisfacente con la mano controlaterale.

Le indicazioni chirurgiche sono basate su un preciso studio clinico-anatomico della mano e dell’arto superiore. Tali indicazioni devono tener conto non solo del bilancio della lesione, ma anche di un bilancio generale e cognitivo. Obiettivo della chirurgia è correggere gli squilibri muscolari tra muscoli agonisti e antagonisti e le conseguenti deformità osteoarticolari. A tal fine, si può agire sul nervo (denervazione parziale selettiva dei nervi motori del muscolo spastico) o sul muscolo, rilasciando i muscoli agonisti (disinserzione muscolare, allungamento tendineo o miotendineo) o rinforzando l’azione dei muscoli antagonisti mediante trasposizioni tendinee. La stabilizzazione del polso, delle dita e del pollice in posizione adeguata si basa su artrodesi (blocco chirurgico definitivo di un’articolazione) e tenodesi (cioè utilizzare un tendine per stabilizzare un segmento articolare). Si tratta sempre e comunque di trattamenti custom made cioè su misura. Ogni paziente ha delle specifiche necessità e indicazioni.

Il trattamento postoperatorio comprenderà un ciclo di medicazioni fino a guarigione della ferita chirurgica e l’immobilizzazione con una valva scotch-cast e idonei al trattamento della patologa neurologica) sarà fondamentale come anche il contatto diretto e costante con il neurologo di fiducia per eventuali variazioni della terapia farmacologica.

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